HOMI, the new Macef

Questa mattina ho fatto visita a HOMI, la fiera che siamo sempre stati abituati a chiamare Macef, ma che da quest’anno si è ‘rifatta il trucco’ ampliandosi e crescendo. Grazie agli organizzatori di Fiera Milano e l’amica Paola Sucato ho partecipato insieme ad altri blogger al percorso ‘Dining’, una visita-racconto che ci hanno portato a spasso tra gli stand per farci conoscere le novità del settore. Ecco quello che ho visto, con l’aggiunta di un po’ di cose che mi sono piaciute nel mio bighellonare da sola alla ricerca ‘del bello’.

Sicuramente il pensiero che mi è frullato in testa tutta la giornata è stato “per fortuna che a HOMI non si possono fare acquisti al dettaglio, altrimenti sarei tornata a casa con il conto prosciugato” ; )


 
Della bellezza di queste tazze non serve nemmeno che io vi parli (e l’ho capito dal numero di like che hanno ricevuto quando ieri le ho pubblicate sulla mia pagina Instagram): colori stupendi, ceramica leggera, bordo sottile, impugnatura di quelle comode. Insomma, se devo proprio trovar loro un difetto posso solo dire che ad una prima occhiata sembrano le mug di Pantone, ma in realtà non lo sono. E non fanno mica solo tazze, ma un’intera gamma di prodotti con cui sbizzarrirsi e circondarsi di colore Tra cui accessori per il tè da vedere e comprare. Subito! Livellara
 


 
 

Ho scoperto il marchio Henriette, di cui ho apprezzato moltissimo il total white, che secondo me è l’unica strada percorribile in tavola. Mescolano tradizione e modernità con ambientazioni in stile New England ed un’apertura verso il mercato straniero (immaginano che in America apprezzino molto il servizio ‘cowboy’ che vedete in foto, con la ciotola che girata al contrario sembra un cappello sul piatto che ha i bordi leggermente rialzati).

 


 
Questo è un tappetino-tovaglietta disegnato in bianco e nero fornito in una confezione con pennarelli riscrivibili. Lo pubblicizzano come antidoto per tenere a bada i bambini durante le lunghe cene al ristorante, ma io lo vorrei a casa mia, per me, da tenere sulla scrivania come antidoto alle giornate di lavoro noiose. Vi consiglio un giro sul sito di Modern twist perché si trovano prodotti in silicone dal design minimal molto originali e divertenti, dalla tavola ai giochi per bambini (e la tentazione dell’acquisto on line sarà fortissima).
 

Sulla quantità di coltelli presenti in fiera si potrebbe scrivere un libro, fatto sta che a me piacciono tutti, più sono ‘cattivi’ e più mi piacciono. Questi sono i famosissimi Global, made in Japan, di cui ammiro forme e linee. Confesso che aggirandomi tra questi metalli, mi sentivo molto in modalità ‘Dexter’ mentre ne ammiravo le lame lucenti come in genere si ammirano scarpe o borse ; )

Homi è stata anche l’occasione per incontrare la mia amica Ramona Pizzano, che faceva il suo showccoking per WMF ed assaggiare le sue strepitose torte. Mi ha accolta al suo stand verso le due, trovandomi affamata e assetata, e mi ha trattato nel migliore nei modi (dove per ‘migliore dei modi’ intendo che mi ha servito focaccia calda, torte di ogni tipo, caffè e succhi). Stava cucinando dalle 7 della mattina ed era perfettamente truccata e pettinata. Io al suo posto avrei avuto bisogno, come minimo, di una controfigura.


 

Girovagando tra gli stand minori e stand di artigiani, ho scovato questo angolino meraviglioso: si chiama Atelier Carta Bianca e ho scoperto che dietro ai suoi meravigliosi oggetti si nasconde un’architetto (l’apostrofo perché è donna) con passione per la carta e il paper design. Mi pento di non aver fotografato più oggetti. Consiglio una visita al sito, pura poesia tradotta in carta.

 


 
Un altro capitolo a parte dopo quello sui coltelli potrei aprirlo sulle alzatine, che sono una delle mie ossessioni. Ringrazio di avere la casa stipata di oggetti all’inverosimile, perché se avessi spazio ne comprerei in continuazione, specie quelle come questo modello con cupola in cristallo. Più sono ‘della nonna’, stile vintage, più sono etereee, in cristallo, sottilissime (che si sbeccano a guardarle insomma), più mi piacciono. Forse nella mia vita passata ero davvero una pasticcera.
 

Tableclothes non è una scoperta, ho sempre apprezzato le loro scelte di design. Oggi in particolare c’erano le nuove grafiche di Biscalchin, con la meravigliosa parodia dei vini sul runner ‘i tirabuchò’: ogni cavatappi rappresenta un vino; ad esempio, quello con ‘le tette grosse’ è il Bonarda, e quello con la pelle di animale in vita, è il ‘Primitivo’).

 

Da Bialetti la tappa era d’obbligo. Questo omino con i baffi ha già fatto capitolare una serie infinita di fanciulle, ed oggi ci riprova con alcune novità tra cui le tazzine e le miscele che si rifanno ad alcune città italiane come Roma, Napoli, Venezia  e Milano. L’ultima nata è la miscela ‘Torino’, con aroma di cioccolato e nocciole.
 

knIndustrie vince in assoluto il premio mio stand preferito: un oggetto più bello dell’altro. Un design nordico, dalle forme leggere, pulite, on pattern bellissimi e abbinamenti alternativi di materiali. Mi sono innamorata dei disegni dei taglieri, delle posate, mentre ho trovato stupenda alla prima occhiata la pentola ‘tutta di vetro’ ma poi me la sono immaginata dopo un uso intensivo e me la sono vista con i residui di calcare e allora mi è passata la poesia. Probabilmente farei come nello stand: la esporrei sotto una bella campana di vetro, stile ‘bella addormentata nel bosco’. Una nota di riguardo la merita la serie di taglieri in legno e grès porcellanato, consiglio visita al sito.

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Di Argenesi ho apprezzato la passione che trasmetteva la persona che ci ha guidato nel percorso, perché parlava di suo papà maestro argentiere e si vedeva che cercava di restituirci tutto il lavoro e l’amore che c’è dietro al suo lavoro. La loro particolarità consiste in una lavorazione brevettata che deposita l’argento su molteplici superfici, dal vetro al metallo. E tra oggetti più classici e da ‘lista nozze’ abbiamo scovato anche una linea di amplificatori per iPhone dall’aspetto vintage.

 

L’ultimo stand di cui vi parlo è quello dei maestri vetrai di Murano. So che non sono prodotti che incontrano tutti i gusti, ma io resto incantata da questi vetri (pur non possedendone nemmeno uno) perché mi riportano sempre indietro alla classica gita scolastica a Murano in cui vedi dal vivo come funziona l’arte della soffiatura del vetro. A me l’idea che una cosa dura, fredda e rigida, nasca invece dal caldo e da una massa morbida ha sempre affascinato, e soprattutto ammiro l’abile maestria di chi lo fa con passione, come Carlo Moretti di cui erano esposte le ultime collezioni.
 

Concludo: HOMI mi è piaciuta moltissimo. Ci ho speso solo una giornata ma non ho dubbi che ne servano almeno tre per poterla vedere al meglio, ringrazio di aver ricevuto il pass stampa che mi ha permesso di fare fotografie (che è vietato agli altri visitatori) e scrivendo questo articolo mi sta nascendo il sospetto che domani ci tornerò, mi manca tutta l’area garden, quella fashion e quella wellness. Se volete farci un giro mi trovate lì, chiederò la residenza ; )

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