La mia BlogFest 2013, cosa tengo (e cosa butto)

Voglio scrivere anche io il mio punto di vista sulla BlogFest, una tre-giorni in cui ho vissuto tra showcooking, aperitivi, presentazioni, conferenze, concerti, dibattiti, giochi, degustazioni, spiagge, mare e sole bellissimi. Insieme a me altre 10mila persone hanno invaso Rimini per confrontarsi su tutto quello che crea interazione tra le persone nell’era di Internet, ‘il raduno del popolo della rete’ come l’ho sentito spesso definire. 
Per la prima volta quest’anno la BlogFest ha ospitato uno spin-off, e cioè tutto quello che in rete ruota attorno al Food, e io mi sono concentrata a seguire i panel di questa sezione; le twitstars le leggo sul telefono e le ritwitto, di solito quando mi fanno tanto ridere o quando segnalano eventi/articoli, ma non mi interessava andare a conoscerle dal vivo. 
Riassumo questi tre giorni con quello che mi ha arricchito e voglio condividere, ma per par condicio, anche con quello che non mi è piaciuto.

Le cose belle che ho portato a casa con me:

dall’incontro ‘professione foodblogger: scoprire convincermi ancora una volta che il foodbloggers non possa ancora definirsi una professione fatta e finita che si intraprende con un cv e successiva assunzione, ma se il tuo blog (o meglio: TU che lo scrivi) ha un valore, stai certo che la rete si accorgerà di te, ma ovviamente deve saperla usare bene. Che sicuramente non vuol dire rimanere dietro al proprio pc passando il tempo a fare apprezzamenti standards a nastro sui blog altrui o alla spasmodica ricerca di collaborazioni. Il guadagno come prima mira di un blog a discapito dei contenuti, non è il target delle agenzie che cercano bloggers cui affidare progetti (come non lo è se il tuo blog ha numeri importanti, ma non sai scrivere in italiano);

dall’incontro ‘social network e food’ ho imparato avuto la conferma che Instagram è il miglior modo per veicolare belle foto, e sottolineo belle. Girano certe immagini (anche su Pinterest) che c’è da vergognarsi a pubblicare: se il tuo arrosto sembra vomitino, fatti (e facci) del bene: non pubblicarlo. Non serve essere fotografi provetti (io non lo sono), ma una giusta via di mezzo. Leggere libri, vedere come impostano le foto i più bravi, informarsi su siti specializzati, e magari i lettori non fuggiranno davanti ad un piatto che sembra più adatto alla pattumiera che a uno schermo di pc (per quanto io abbia visto anche commenti entusiastici sotto piatti di questo tipo…);

– “Tagga responsabilmente”: più volte è emerso questo tema. Una foto che si porta in calce, o ancora peggio nella descrizione, un elenco infinito di # che iniziano bene, ma poi escono dal seminato, è, in ordine: fastidioso, controproducente, inutile. E personalmente mi fa anche incazzare, specie quando in automatico è riportato anche su Fb e Twitter;

– la bellezza di incontrarsi. Appena un blogger si loggava su Foursquare alla BlogFest, scattavano i tweet ?dove sei? vengo a cercarti?. Ed è stato bellissimo ritrovare facce amiche, facce che non vedevi da mesi e scoprirne di mai viste ma con cui parli ogni giorno via etere. Sembrava un po’ un ritrovo di classe, e ringrazio la bellezza di Rimini che aa fatto da cornice a tutte le nostre foto, che mi ha fatto sentire ancora in vacanza e m ha permesso di fare l’ultimo bagno della stagione;

– i chili di piadina, morbidamente adagiati sui fianchi (ma smaltiti tutti – leggi il prossimo punto) e tutto il salume che ho mangiato rispondendo all’invito “ora faremo una verticale di prosciutto cotto” (e già mi immaginavo, stile miss Piggy, a fare la verticale contro il muro della palestra).

Le cose che ho lasciato a Rimini:

– la navetta ‘immaginaria’:  l’ho aspettata a lungo e invano, non l’ho mai vista passare al momento giusto -tranne che in qualche miraggio dovuto al caldo – ma forse con tutto quel che abbiamo mangiato in quei tre giorni era un modo elegante e celato dell’organizzazione per farci smaltire tutti i chili presi (grazie);

– il premio come miglior ricetta: ero in nomination con la mia confettura alla birra, ma ha giustamente vinto chi è più bravo e più seguito di me (chapeau a Labna!);

– i trucchi su come si diventa un bravo mobile food photographer: sarà stata colpa del sole a picco, del device sponsorizzato (ma poco conosciuto), della platea cotta a fuoco lento, ma non è stato detto nulla di utile (esemplificativa la frase “l’ho detto che serve il cavalletto?” – no, non l’hai detto, come non hai detto tante altre cose purtroppo : (

– ho cercato la t-shirt ufficiale in lungo e in largo. Mi rispondevano che c’erano delle fantomatiche signorine che le distribuivano. Immaginarie come la navetta direi, perché non è ho incontrate. (L’anno prossimo la possiamo inserire nel kit di benvenuto o trovarla in vendita?). Ma il t-shirt gate è una storia a lieto fine, perchè in mio aiuto è accorsa la mitica-biondissima-amica Paola Sucato, regina di questa festa, che ha interpretato alla perfezione il ruolo di ‘capo-villaggio’ coinvolgendo la platea, riempiendo i silenzi tecnici, accogliendo e presentando tutti con la parola giusta al momento giusto.

Che dire? io l’anno prossimo andrò ancora alla BlogFest, di sicuro, e spero che molti altri foodbloggers partecipino, perché il confronto è il primo modo per crescere, bene, tutti quanti insieme.

(io e la mia amica Valentina ; )

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Commenti

4 commenti su "La mia BlogFest 2013, cosa tengo (e cosa butto)"

    il 26 settembre 2013 alle 13:10
    Serena Oliva ha risposto:

    solo se usi tantissimissimo Instagram ; )

il 26 settembre 2013 alle 12:46
Chiara Francioli ha scritto:

Nemmeno io avrei mai visto la maglietta se non fosse stato per la fantastica Paola! 😉 Per non parlare della navetta, speriamo che l'anno prossimo ci siano delle biciclette perché Rimini era proprio scintillante in questi giorni!

È stato un piacere conoscerti, è tra le cose belle che voglio portare con me di questa Blog Fest!

il 26 settembre 2013 alle 13:28
Serena Oliva ha scritto:

e non potevi scrivermi frase più bella. mi sono emozionata. grazie amica ; )

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